Domande e Risposte

DOMANDE E RISPOSTE

Domande e risposte
sul Progetto Valsamoggia

Il Piano Amianto della Regione Emilia-Romagna approvato con Delibera della Giunta Regionale n. 1945 il 4 dicembre 2017, ribadisce al paragrafo 6.2.4 l’obiettivo di individuare uno o più siti di smaltimento in aree agevolmente fruibili da più parti della Regione, per il conferimento dei rifiuti contenenti amianto al fine di garantire l’autosufficienza regionale per il loro smaltimento e ridurre anche le emissioni dovute al trasporto degli stessi.

Sulla base degli obiettivi del Piano Amianto regionale, si ritiene che il progetto in esame sia compatibile con la pianificazione regionale in materia di gestione e smaltimento dell’amianto.

La zona della discarica risulta baricentrica tra le Province di Bologna e di Modena, è sufficientemente lontana dai nuclei abitativi e crea poche interferenze con il paesaggio. Il sito ha inoltre delle caratteristiche geologiche che garantire le condizioni di sicurezza previste dalla norma (presenza di argilla).

Oltre all’amianto legato in matrice cementizia o resinoide opportunamente sigillato, verranno conferiti alla discarica sostanzialmente rifiuti di consistenza plastica idonei alla copertura giornaliera dei Rifiuti Contenenti Amianto (RCA), quali fanghi inorganici, prevalentemente inertizzati, e rifiuti con buone caratteristiche geotecniche, quali scorie da incenerimento rifiuti e altri rifiuti idonei, utili alla stabilità della discarica..

Unirecuperi, come già avviene in altri impianti (Barricalla e ASA) tratterà i rifiuti e gestirà i processi con i massimi standard di sicurezza in conformità delle norme.

Inoltre sarà operativo (e verificato periodicamente dagli Enti di controllo) un Piano di Sorveglianza e Controllo in cui il Gestore terrà costantemente monitorate le matrici ambientali (soprattutto aria, acqua, suolo) al fine di garantire che non ci sia contatto delle sostanze conferite con l’ambiente.

In accordo con le Amministrazioni locali, la Società è disponibile a istituire una commissione ad hoc indipendente con soggetti locali per valutare l’andamento dei monitoraggi e le sostanze in entrata all’impianto.

Per alcune tipologie di rifiuti la discarica è oggi ancora l’unico modo di smaltimento in sicurezza. Una discarica gestita correttamente è una garanzia per l’ambiente e la salute, ed è un tassello fondamentale per la gestione legale dei rifiuti che altrimenti potrebbero finire nella mani della criminalità organizzata con ripercussioni molto gravi sull’ambiente.

A titolo esemplificativo, Unirecuperi detiene il 35% delle quote della discarica di Barricalla, situata alle porte di Torino, che è uno dei maggiori punti di riferimento nazionali per la corretta gestione delle sostanze potenzialmente pericolose di provenienza industriale e da terreni bonificati. Barricalla accoglie i rifiuti che non possono essere più reimpiegati in alcun modo nel ciclo produttivo smaltendoli in maniera corretta. L’impianto è oggi un modello su scala nazionale.

Proprio per cercare di studiare nuove metodologie di smaltimento dei rifiuti, Unirecuperi ha previsto oltre alla discarica un progetto pilota per testare altre soluzioni, in particolare:

  • in un capannone in cui è presente l’Area di Ricerca e Sviluppo verranno approfondite e studiate le miglior tecniche disponibili per l’inertizzazione dell’amianto in matrice cementizia. Il programma di Ricerca ha come obiettivo l’individuazione della tecnologia più efficace per rendere inerte l’amianto in matrice cementizia. In particolare si valuterà la tecnologia messa a punto dal Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia per l’inertizzazione di amianto mediante applicazione di microonde.

Assolutamente no. L’amianto è completamente isolato dall’ambiente esterno.

La pericolosità delle fibre d’amianto si evidenzia solamente quando queste sono disperse nell’aria e inalate dall’uomo. E ciò non avviene. È maggiore il rischio che si liberino fibre se il cemento amianto rimane sui tetti, soggetto ad eventi atmosferici ed invecchiamento.

Nel caso del materiale depositato in discarica e di quello movimentato con i camion verso l’impianto, i rifiuti contenenti amianto risultano adeguatamente bonificati già nei cantieri di provenienza (ricoperto da uno strato isolante che blocca la dispersione di fibre e avvolti da uno o più strati di film plastico che li isolano completamente dall’ambiente esterno). Una volta in discarica l’amianto così trattato viene “sepolto” e non sarà più in contatto con l’atmosfera.

L’amianto smaltito nell’impianto non potrà inquinare le falde acquifere, poiché il progetto isola i rifiuti dall’ambiente circostante.

La discarica è posta su un profondo strato di argilla che è un materiale naturale e impermeabile e fa da barriera. È presente inoltre un sistema di impermeabilizzazione artificiale del fondo e delle sponde della discarica costituito da una geomembrana in HDPE di spessore di 2,5 mm. Sarà realizzato inoltre un ulteriore sistema che prende il nome di diaframma plastico (bentonite-cemento) che tiene separata la discarica dall’ambiente e da due barriere geologiche in argilla, una naturale, l’altra di riporto. Raggiunte le quote di progetto, si opererà a effettuare la copertura definitiva, che ha lo scopo di creare un pacchetto che separa la discarica chiusa da tutto il resto.

In secondo luogo si può affermare che il cemento-amianto arriva in discarica già bonificato da uno strato di isolante, racchiuso in teli di plastica e non viene manipolato in alcun modo, viene abbancato e coperto giornalmente. Questo fa sì che il trasporto sia più che sicuro impedendo le dispersioni di polveri di amianto durante il passaggio dei mezzi. Ciò evita ogni possibilità di dispersione delle fibre dannose.

Per tutte queste ragioni non può avvenire il contatto tra i rifiuti e le acque di falda e meteoriche. Durante la gestione operativa l’acqua piovana che si infiltra nel rifiuto viene inoltre raccolta da un apposito sistema di drenaggio che si trova sul fondo della discarica e avviato alle vasche di stoccaggio per il percolato. Esse verranno poi svuotate da apposite autocisterne autorizzate verso idonei impianti di trattamento del percolato.

Non ci sarà interferenza tra la discarica e le attività agricole.

Le zone agricole si trovano lontane sia spazialmente sia in funzione della morfologia del terreno dall’impianto, per cui non ci può essere interazione tra queste componenti.

Nella fase realizzativa saranno operativi i mezzi per trasportare le terre da scavo dal sedime della discarica alla cava Buscadello, il cui ingresso si trova a circa 500 metri dall’ingresso dell’impianto sulla SP70. Sono previsti per questa attività 10 automezzi al giorno, che però transiteranno solamente per un breve tratto su strade pubbliche, senza interessare i centri abitati di Vignola e di Savignano sul Panaro.

Nella fase costruttiva gli unici transiti sulla viabilità ordinaria saranno relativi alla fornitura di inerti e altro materiale, e sono quantificati in 3 automezzi al giorno.

Per quanto riguarda la fase di gestione dell’impianto, gli automezzi provenienti dalla regione transiteranno dalle SP569 e SP623 per poi imboccare la SP70 dal lato di Savignano sul Panaro.

Il numero di mezzi che conferiranno rifiuti all’impianto (e che quindi transiteranno sulle strade sopra citate) è pari a 19 al giorno, oltre a 2 mezzi al giorno per il trasporto dei percolati e a 3 per il trasporto di inerti e altro materiale.

Il numero di mezzi da e per la discarica influirà per circa il 7% del traffico dei mezzi pesanti che già oggi transitano sulle strade di accesso alla discarica (SP569, SP623).

Nella fase di coltivazione ci saranno inoltre 5 mezzi al giorno per trasportare le terre di scavo che andranno alla Cava Buscadello, e che quindi incideranno solo per circa 500 metri sulla viabilità ordinaria.

Sono rifiuti urbani:

  •  i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;
  • i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità;
  • i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;
  • i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
  • i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
  • i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui ai punti 2, 3  ed 5.

Sono rifiuti speciali:

  • i rifiuti da attività agricole e agro-industriali;
  • i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo;
  • i rifiuti da lavorazioni industriali;
  • i rifiuti da lavorazioni artigianali;
  • i rifiuti da attività commerciali;
  • i rifiuti da attività di servizio;
  • i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
  • i rifiuti da attività sanitarie.

La domanda di gestione e quindi di smaltimento di rifiuti contenenti amianto (Eternit) regionale è crescente, e molto più alta rispetto alla volumetria della discarica Unirecuperi.

Ci si aspetta la provenienza dei rifiuti RCA dalle province di Bologna e di Modena. La discarica potrà contribuire ad accelerare il piano di bonifiche di materiali contenenti amianto presente in grandi quantità nelle due province. Esistono ancora tante coperture in Eternit, anche di edifici pubblici (comprese molte scuole), che attendono la bonifica. E questo impianto è una soluzione importante a questo problema, nel pieno rispetto del Piano Regionale Amianto.
La bonifica e lo smaltimento dell’amianto dagli edifici pubblici e privati (aziende) è stimolata anche da fonti di finanziamento nazionale che sono state messe in campo recentemente:

  • Bando INAIL per le imprese: sono a disposizione 60 milioni di euro per la bonifica dell’amianto su tutto il territorio nazionale (si pensa a una quota importante che verrà utilizzata in Emilia-Romagna).
  • Un fondo di 8,7 milioni di euro per la Regione Emilia-Romagna, già approvato dal CIPE, per la bonifica dall’amianto negli edifici pubblici.

Queste misure (il bando INAIL è ricorrente ogni anno) potranno portare a un aumento costante delle bonifiche da amianto e la relativa necessità di smaltire all’interno della regione i rifiuti prodotti.

In Emilia Romagna gli impianti destinati allo smaltimento di rifiuti contenenti amianto sono in fase di esaurimento.

Fino al 2019 i rifiuti prodotti in regione non smaltiti in discariche regionali si dividevano tra Lombardia e Germania. Dal 2020 la Germania non accetta più conferimenti dall’Italia e trovare spazi di smaltimento è sempre più difficile.