Amianto

AMIANTO

Amianto

Un po’ di storia

L’amianto è un minerale appartenente alla classe dei silicati.

La caratteristica fondamentale dell’amianto è di essere costituito da fibre molto sottili, flessibili e resistenti.

L’utilizzo dell’amianto da parte dell’uomo inizia tra gli ultimi decenni del ‘800 e i primi del ‘900. Nel 1901 viene brevettato il composto cemento-carta-amianto battezzato “Eternit”.

Il suo basso costo e il fatto che l’amianto sia molto resistente alla degradazione e al calore ne hanno favorito in passato la diffusione e l’uso massiccio.

Venne infatti impiegato in scuole, ospedali, palestre, cinema oltre che in tutti i settori industriali. Nella seconda metà degli anni ’50 proprio in seguito ad un incendio di carrozze ferroviarie, allora isolate con sughero, anche in Italia si impose l’esigenza di coibentare tutte le carrozze ferroviarie con amianto, e l’uso si diffuse quasi contemporaneamente anche nella coibentazione delle navi.

Purtroppo molto tardi, negli anni ’60 e ’70, si scoprì che l’amianto provocava gravi danni alla salute.

In particolare l’Eternit, se sottoposto a piogge, vento e continui cambi di temperatura, si sfalda e rilascia polvere e fibre di amianto che, se inalate, entrano in profondità nei polmoni, non vengono eliminate e sono causa di tumori del polmone e mesoteliomi.

Visti i risultati clinici, il Parlamento italiano emanò nel 1992 la “Legge n. 257 – Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”, che di fatto vietò l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione sia di prodotti di amianto sia di quelli contenenti amianto.

La rimozione dell’amianto

La procedura di rimozione e smaltimento dell’amianto è rigidamente regolata dalla legislazione per garantire sia la salute pubblica sia la salute degli addetti alla bonifica: per questo motivo, essa può essere svolta unicamente da ditte specializzate, e non si può procedere alla rimozione di manufatti in Eternit senza un’autorizzazione delle autorità competenti.

La bonifica inizia con l’incapsulamento dei materiali, per impedire la dispersione di fibre di amianto durante le fasi di rimozione e trasporto delle lastre. L’incapsulamento avviene mediante impregnazione a spruzzo di un fissativo ad alta penetrazione sino a saturazione sull’intera superficie.

Imballaggio

Dopo l’incapsulamento il materiale viene ulteriormente protetto con una copertura in plastica che impedisce la dispersione accidentale di fibre nell’ambiente. Le eventuali macerie o rifiuti dovuti alle operazioni di smontaggio vengono raccolti e richiusi in sacchi impermeabili.

Lo smaltimento finale

Oggi il metodo più comunemente usato per lo smaltimento dell’amianto, in Italia e nel resto d’Europa, è lo smaltimento in discarica. Dopo essere stato incapsulato e imballato da teli di plastica, l’amianto viene interrato in un deposito dedicato che garantisce un alto livello di sicurezza: la pericolosità dell’amianto è infatti legata alla dispersione di fibre nell’aria, eventualità che lo smaltimento in discarica riesce interamente a prevenire.

Sono disponibili anche numerose studi su trattamenti termici e chimici che permetterebbero di degradare in maniera affidabile l’amianto. Attualmente, tutte queste tecnologie sono più costose rispetto al collocamento in discarica, e questo potrebbe essere considerato il motivo principale del basso livello di diffusione di questi nuovi processi.

L’impianto che Unirecuperi ha in progetto nel comune di Valsamoggia, prevede anche un impianto sperimentale, in cui si dovrebbe studiare la resa e i risultati di una tecnologia di trattamento termico non convenzionale (sistema ibrido a microonde), che prevede il riscaldamento dei Rifiuti Contenenti Amianto (RCA) fino alla temperatura di vetrificazione dell’amianto. Questo studio sperimentale è propedeutico a un possibile trattamento di quantità maggiori in un nuovo impianto industriale che potrebbe essere realizzato alla fine di un periodo di sperimentazione della durata minima di due anni.